Maltrattamento di animali: art. 544 ter c.p.

Chiunque senza necessità o per crudeltà ferisce un animale, o lo sottopone a fatiche insopportabili o ancor peggio a sevizie è punito fino ad un anno e mezzo di reclusione o con una multa fino a 30.000 Euro. La pena è aumentata addirittura della metà nel caso in cui i sopra richiamati comportamenti causino la morte dell’animale.

Può essere condannato alla stessa pena anche colui che somministri droghe o sostanze vietate all’animale, o che comunque lo sottoponga a trattamenti tali da danneggiarne la salute. Portiamo alcuni esempi di condotte penalmente rilevanti analizzate dalla giurisprudenza.

E’ maltrattamento esercitare attività di pesca sportiva usando come esca animali vivi (nel caso concreto dei volatili, cfr. Cass. pen. n. 17691/2019).

Parimenti è punibile chi detiene un considerevole numero di cani in una gabbia di dimensioni inidonee ed in condizioni igieniche insufficienti (nella fattispecie cagionando infezioni e malattie, cfr. Cass. pen. n. 16042/2018).

Ed ancora è reato l’aver tenuto per lunghi periodi legato l’animale in luoghi angusti, in condizioni sanitarie precarie. Affamando inoltre l’animale e senza proteggerlo dal maltempo, con danno allo stesso (cfr. Cass. pen. 8036/18).

Il maltrattamento animale può consistere anche nel custodire in una gabbia troppo piccola dei volatili tale da essere insopportabile per le caratteristiche etologiche degli stessi (cfr. Cass. pen. n.45691/15).

E’ punito per il medesimo delitto anche colui che eserciti abusivamente la caccia utilizzando sistemi illegali come trappole in grado di causare ferite o addirittura uccidere in modo automatico l’animale senza che sia necessaria un’azione del cacciatore (cfr. Cass. pen. n.17012/15).

Integra la fattispecie criminosa altresì l’aver trasportato per l’intero Paese una moltitudine di animali con mezzi quasi privi di bocchette d’aria o addirittura senza abbeverare gli stessi (cfr. Cass. pen. n.28578/14).